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Nipote Devota - La Mano che Educa - #4di13


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
31.08.2026    |    752    |    1 7.6
"Non riesco nemmeno a trovare una parola giusta per descrivere la sensazione: non è solo eccitazione, è una fame che mi consuma e mi umilia nello stesso tempo..."
La Mano che Educa Parte 4 di 13

**Premessa**

Questa storia, come tutte le altre che ho scritto, nasce da fatti reali. Non è una vicenda personale, ma l’esperienza di una coppia amica che ha deciso di affidarmela. I contenuti uniscono dinamiche BDSM a situazioni delicate legate a temi incestuosi.

Questo capitolo narra i fatti accaduto nel secondo incontro avvenuto un paio di settimane dopo il primo. Alcune dinamiche vengono ripetute, come Chiara che viene legata in bagno, per il semplice fatto che è una scena ricorrente e che effettivamente avviene ciclicamente. Il Racconto sarà diviso in 13 parti, ogni settimana ne pubblicherò 3.

Accompagnate Alessandro ed Elena in questo percorso con mente aperta e senza giudizi. Non si tratta di un racconto singolo, ma di una storia lunga e complessa, che verrà pubblicata in più parti — tre a settimana.

Vi chiedo un commento per capire se la storia vi piace e vi intriga e anche il pollice in su. Se poi siete stregati dal mio cervellino e volete conoscermi dal vivo, scrivetemi e magari vivremo la nostra avventura che potrebbe diventare la nuova serie Hot di A69.

**Elena**

Sono seduta sul bordo del letto accanto a Chiara, la pelle delle mie cosce che aderisce al materasso freddo, le mani intrecciate in grembo con una tensione che mi pare possa spezzare le dita. Chiara è nuda, distesa a pancia sotto come una martire in attesa del colpo di grazia. La luce gialla della stanza si rifrange sul suo corpo, accentuando i segni freschi sulle natiche, le linee rosse che sembrano vibrare su una tela di pelle pallida e ancora tremante. Non provo pena per lei, non davvero—quello che sento è qualcosa di più oscuro, un misto di fascinazione e vergogna che mi fa avvampare le guance mentre mi costringo a incontrare il suo sguardo. Ma lei non mi guarda mai davvero. Tieni gli occhi sul pavimento, oppure li chiude come se fosse colpita da una fitta improvvisa.

Faccio le domande perché Bianca mi ha detto di farle, ma più ancora perché voglio sentire la voce di Chiara incrinarsi sotto il peso del ricordo. Voglio vedere cosa succede quando si mette a nudo, oltre le natiche o le cosce, ma nell’anima. All’inizio la voce è solo un soffio, quasi inaudibile. Le domande sono banali, protette da uno strato di prudenza: «Come hai iniziato? Da quanto tempo va avanti?» Chiara risponde monosillabi, poi frasi più lunghe, ma sempre con lo sguardo fisso tra le dita che torcono il lenzuolo. La sua nudità mi appare diversa qui, tra le pareti tiepide della camera: è un’offerta, sì, ma anche una corazza, come se sapesse che la vergogna anestetizza meglio di qualsiasi altro schermo.

Più ascolto, più mi sento dissolvere. Il disagio si trasforma in qualcos’altro, una corrente calda che mi serpeggia dalle guance fino allo stomaco, poi ancora più giù. Non voglio pensarci, ma ogni dettaglio che Chiara offre—le punizioni, i ricatti, persino i gesti più umilianti—mi si stampa nelle cellule e va a radicarsi tra le gambe. Non vorrei, ma il mio corpo risponde come quello di Chiara: ogni fibra si tende, ogni muscolo si carica di una sorta di elettricità strisciante. Gli occhi scivolano, nonostante me, sulle sue gambe leggermente divaricate, tra le cosce segnate da una lucentezza che non può essere solo sudore o lacrime. Mi sento un animale, un mostro, quando mi accorgo di desiderare di vedere di più—di vederla esporsi ancora, di vederla cedere di nuovo.

Sposto lo sguardo su Alessandro, in piedi vicino alla porta. Ha la mascella serrata, i pugni chiusi. So che anche lui sente tutto questo, lo so perché non riesce a staccare gli occhi dalla scena; anzi, mi sembra che la guardi perfino più intensamente di me. C’è un momento di silenzio, un buco nero mentre Chiara si ferma a riprendere fiato. La sua voce è rotta, ma la bocca è socchiusa come se avesse ancora molto da dire e non avesse il permesso di dirlo davvero. Vorrei chiederle se prova mai piacere, se almeno ogni tanto riesce a sentirsi padrona di quello che le fanno. Ma non lo faccio. Ho paura della risposta. L’accumulo di parole non dette mi pesa sulle spalle come un mantello bagnato.

Quando Bianca ci richiama di sotto, tornare nella taverna è come rientrare in una grotta. L’aria è densa, satura di un odore che non so nominare: c’è sudore, ma anche qualcosa di dolciastro, di organico, che mi eccita e mi confonde. Chiara ci segue poco dopo, i passi cauti, quasi felini. Si inginocchia senza che nessuno glielo chieda davvero, con la schiena dritta e le mani sulle cosce, come una statua vivente. Mi accorgo di sentire il cuore martellare. Il body mi aderisce addosso come una seconda pelle, mi segna le tette e la pancia, mi fa sentire scoperta anche se sono vestita.

Luca si avvicina a Chiara, si piazza davanti a lei con una sicurezza che mi fa male ai denti. La scena è lenta, ogni gesto carico di una ritualità animalesca. Quando Luca abbassa i boxer, il suo cazzo appare subito, teso e quasi minaccioso. Non lo avevo mai visto così da vicino. C’è qualcosa di ipnotico nel modo in cui Chiara allunga la mano, nelle dita sottili che prima esitano sulla base e poi si chiudono decise sull’asta. Bianca dirige ogni movimento con la voce squillante, come se stesse impartendo ordini militari: «Più stretto. Rallenta. Ora più veloce.» Chiara obbedisce, e quello che mi sbalordisce è la sua capacità di fondersi perfettamente nel ruolo. Le sue mani si muovono con una grazia che è quasi tenera, anche se l’atto è tutto tranne che romantico. Il mio respiro si accorcia, mi rendo conto di aver smesso di deglutire.

Non riesco a smettere di guardare. Mi obbligo a non distogliere gli occhi, perché sento che se lo facessi sarebbe peggio—non potrei più sostenere quello che sto provando, vorrei solo lasciarmi affondare nella vergogna. Ogni tanto incrocio lo sguardo di Alessandro e vedo che anche lui è tutto occhi. Anzi, ci siamo tutti e quattro lì, impalati intorno a quella scena come se fosse l’unica cosa importante al mondo. Quando Luca geme e viene, lo sperma schizza sulla mano di Chiara, rimbalza sulle sue dita e alcune gocce le colano subito giù per il polso. Bianca non la lascia respirare, le dice di leccare, di ripulire tutto. Chiara lo fa senza battere ciglio, la lingua che passa lenta tra le nocche, poi sulle dita, finché non sono pulite.

Mi aspettavo di sentire repulsione, invece quello che provo è un calore liquido che si sparge in tutto il ventre. Le guance mi bruciano, il body ora è incollato addosso come se avessi corso una maratona. Chiara si alza, le gambe molli, e si dirige verso le scale. La guardo salire e sento che la sua schiena segnata resterà impressa nella mia mente per sempre. Bianca dice qualcosa, una minaccia o forse solo una promessa, ma le parole mi arrivano attutite, come da molto lontano.

Resto a bocca aperta, incapace di razionalizzare quello che ho appena visto. Ogni mio pensiero razionale si dissolve contro la forza bruta del desiderio che sento dentro. Non riesco nemmeno a trovare una parola giusta per descrivere la sensazione: non è solo eccitazione, è una fame che mi consuma e mi umilia nello stesso tempo. La voglia di essere nei panni di Chiara è un pensiero che mi colpisce come uno schiaffo, e subito dopo lo cancello, terrorizzata. Ma la verità è che non vorrei essere altrove, non vorrei smettere di guardare, di ascoltare, o anche solo di immaginare cosa succederà dopo.

Mi stringo le ginocchia al petto, le dita che affondano nella stoffa del body fin quasi a strapparlo. Alessandro mi si avvicina, si siede accanto a me sulla panca, non dice nulla ma mi passa una mano dietro la schiena, quasi a proteggermi. Sento che anche lui è scosso, ma non è paura la sua: è una tensione diversa, un bisogno che lo rende cieco a tutto il resto.
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